All’epoca in cui maturavo interesse per la storia dell’emigrazione santaninfese, girando biblioteche ed archivi storici, quasi casualmente, venni in possesso di un manoscritto che raccontava la storia del Galileo Temple edificato dai santaninfesi d’America. Mi fu dato da Luigi Li Causi (don Luigi Fofò), il quale, manifestando il proposito di regalare alla Società di Mutuo soccorso il documento, mi raccontò che lo aveva ricevuto per posta, nei primi anni ’50, dallo stesso autore, Francesco Maggio, un santaninfese emigrato con l’intera famiglia negli USA agli inizi del secolo. Maggio – mi raccontò Li Causi – era venuto in Italia per partecipare ad una riunione di anarchici a Roma e nell’occasione aveva pensato di fare visita al suo paese natale con la precisa intenzione di individuare la persona a cui spedire il manoscritto che – nelle sue intenzioni meritava di essere conosciuto da tutti i santaninfesi. Mi parlò a lungo – concluse Li Causi – raccontandomi la storia del Galileo Temple e pochi giorni dopo il suo rientro negli Stati Uniti – in effetti – mi inviò il manoscritto accompagnato dalla seguente lettera:
Caro Luigi ti rimetto questo cartolaio per mostrarti come si fabbricano i belli ed utili lavori , avendone la buona volontà che con essi non si perde mai . Scrivi subito appena ricevi. Saluti alla ribelle e libera Santa Ninfa. Un abbraccio Francesco Maggio.
Stavo allora organizzando una mostra documentaria sui Fasci Siciliani e, letto il manoscritto, non pensai che avesse connessione con l’argomento che in quel momento polarizzava il mio interesse. Così misi da parte il cartolaio riservandomi di approfondire e verificare i contenuti. Appena possibile, iniziai a chiedere in paese se qualcuno conoscesse Francesco Maggio o sapesse qualcosa della storia narrata dal manoscritto. Interrogai gli anziani o anche chi era stato a N.Y., ma nessuno seppe dirmi nulla.
Nel 1999 venni in possesso di un numero della rivista Italo Americana “AMBASSADOR” edita dalla National Italian American Foundation Quarterly, dove all’interno, lessi un articolo di Antony F. Lazzara che aveva per titolo: “The Santa Ninfa Society”.
Con mia grande sorpresa capii che il testo e le foto riportate nell’articolo confermavano parte del racconto di F. Maggio, ma attirò la mia attenzione, soprattutto una foto di Lazzara davanti all’edificio descritto da Maggio con ancora la scritta ben evidente “GALILEO TEMPLE” e la sigla sopra il portone “SN” che con tutta evidenza erano le iniziali del paese
Era più che un indizio che le cose raccontate da Maggio non erano frutto di fantasia e che il Galileo Temple era davvero esistito.
Per motivi di lavoro nell’anno 2001 mi recai a N.Y. e, con il manoscritto nella borsa, cominciai a cercare altri riscontri. Ebbi, nell’occasione la fortuna di conoscere Giuseppe Giaramida (Pino Capuni), santaninfese emigrato da diversi anni a N.Y. e cugino di una mia zia. Giaramida aveva saputo della mia presenza e mi cercava. Di lui avevo sentito parlare da molti santaninfesi che, in visita a N.Y., per un motivo e per un altro non erano scappati alla sua generosa ospitalità. Iniziai a raccontargli la storia e gli feci vedere i documenti che gelosamente custodivo.
Senza aggiungere una parola in più del necessario mi portò prima a vedere ciò che rimaneva del Galileo Temple e poi di filato a trovare il cavaliere Peter Cardella.
Quando avevo incontrato per la prima volta Cardella , nel 1991, non sapevo ancora nulla dell’emigrazione santaninfese e della ricca storia che aveva alle spalle. Ne lui me ne aveva parlato. Adesso, però, opportunamente stimolato mi raccontò ciò che sapeva, e naturalmente ne sapeva moltissimo perché il padre di questa storia era stato uno dei principali protagonisti. Il tassello ancora mancante era, però, Francesco Maggio. Cardella non si ricordava di lui e nessuno dei santaninfesi interrogati in America riuscivano a ricordare.
Ma non era più solo nella ricerca. Pino Giaramida si era appassionato quanto me alla ricerca e voleva darmi una mano. Tornato a casa e sistemate le carte, erano più le ore che passavo a telefono con lui durante la notte, che quelle che dedicavo a dormire. E grazie a Giaramida, alla fine, anche Francesco Maggio aveva un volto ed una fisionomia più netta. Dai dati di Ellis Island siamo riusciti a rilevare la nave che dall’Italia lo portò a N.Y., la data di nascita, il suo primo indirizzo, ed infine la famiglia e persino la tomba.
Francesco Maggio era nato a Santa Ninfa il 6 febbraio del 1882 . Ad appena 12 anni aveva partecipato all’esperienza dei fasci seguendo le idee e le iniziative di Saverio Giacalone e , più tardi di Saverio Friscia. Nel 1905 aveva deciso di espatriare in America e nel mese di aprile si era imbarcato a Palermo sulla motonave Città di Napoli della Compagnia di Navigazione La Veloce.
Maggio sapeva benissimo che negli Stati Uniti avrebbe trovato lavoro e terreno fertile per l’impegno politico. Si inserisce immediatamente nella comunità santaninfese di Brooklyn e, trovato impiego in una sala biliardi che vendeva anche generi da fumo, si dedica all’ attività di propaganda politica al seguito di Vanni Sala.
Nel 1913 è attivissimo nello sciopero dell’Amalgamated e più tardi in quello dei calzolai Nell’infuocato clima del primo dopoguerra matura tendenze anarchiche e si fa propagandista delle idee di Bakunin,di Kropotkin e Malatesta, diffondendo tra i lavoratori i fogli del movimento a cui appartiene.
Nella prima metà degli anni ’20 ha una certa stabilità nel lavoro e decide di costruirsi una famiglia con la compagna Rosa, di tre anni più giovane di lui, con la quale procrea due figli. Appena il reddito lo consente compra una casa a Brooklyn e più tardi anche una piccola residenza estiva.
Negli anni ’30 decide di portare in America il vecchio padre.
Muore in un ospedale di Brooklyn all’età di 82 anni il 20 maggio 1964.
Nell’ultimo periodo della sua vita, Francesco Maggio, nonostante gli impegni di lavoro, trova il tempo per coltivare la sua passione politica e partecipa con grande intensità di sentimenti a diverse iniziative promosse dal Movimento Anarchico. A metà degli anni ’50 è a Roma per partecipare ad un Raduno Internazionale di Libertari, ma è quasi ottantenne e le sue condizioni di salute cominciano ad declinare. Muore in un ospedale di Brooklyn all’età di 82 anni il 20 maggio 1964 lasciando ampio compianto di cui è testimonianza in un giornale anarchico .
Input your search keywords and press Enter.