Museo Mesn

La storia di Carmela detta "Millie"

Carmela Galante detta “Millie”, orfana di entrambi i genitori, giunta bambina negli Stai Uniti, fu trattenuta a Ellis Island. Dopo aver lavorato a New York in un’azienda tessile, ebbe grande successo come sarta in un grande atelier di moda. Colpita nella maturità da un male incurabile, scrisse in siciliano componimenti dedicati alla madre e ai luoghi della sua infanzia.

 

Carmela nacque nel 1910 a Castellammare del Golfo da Gaspare Galante e Giuseppa Greco.

La madre morì poche settimane dopo il parto, mentre il padre, in seguito alla fine della sua piccola flotta navale, si tolse la vita lasciando quattro figli.

Nel 1920 la sorella Rosalia sposò un giovane siciliano, Francesco Milazzo, già emigrato negli Stati Uniti, dove i due sposi decisero di tornare. Con loro partì Carmela, che aveva frequentato tre anni di scuola elementare al paese natale. Quando arrivarono all’Ufficio immigrazione dell’isola di Ellis Island, il 22 novembre 1921, Francesco e Rosalia non ebbero problemi. Carmela, che aveva 11 anni, dovette rimanere due settimane nei dormitori freddi e bui, perchè i funzionari non concessero l’ingresso sulla terraferma: il cognato non poteva dimostrare di avere in quel momento risorse economiche per mantenerla. Rimase quindi tra gente di cui non capiva la lingua e di cui non sapeva nulla, fino all’arrivo della documentazione adeguata.

I tre si stabilirono a Manhattan. A quindici anni, Carmela, che le colleghe chiamarono Millie, si impiegò in un’azienda tessile di New York, dove lavorava anche quindici ore al giorno cucendo a macchina capi di vestiario. Fu la piu giovane iscritta al Sindacato delle lavoratrici dell’abbigliamento.

Negli anni Venti Millie sposa Vincenzo Costa, anche lui originario di Castellamare e accudisce la famiglia della sorella, morta nel 1930 dopo aver dato alla luce un bambino.

Negli anni ‘40 ottenne un posto di lavoro nell’atelier di Nettie Rosenstein, sarta d’alta moda che produceva i campioni dei modelli ideati dalla stilista, tra cui pezzi unici per clienti importanti, come Mamie Eisenhower, moglie del presidente U.S.A.

Colpita da un tumore al seno, subisce diversi interventi chirugici ed è sottoposta a cure radioterapiche che la stancano e la indeboliscono. Ha seri problemi agli occhi e soffre di dolori, vertigini e nausea. In questa situazione, nel gennaio 1964 comincia a scrivere poesie in siciliano, pur avendo imparato da autodidatta a leggere e scrivere in inglese. Ne scrive una quarantina, talvolta al ritmo di una al giorno. In esse si riportano alla memoria i luoghi dell’infanzia rivisitati nel 1958, il castello del suo paese natale e le località di Marinella e Fraginisi, oltre che Mondello e Monte Pellegrino a Palermo. La sarta racconta la vicenda del suo primo doloroso impatto con l’America, rende esplicito il suo ritorno alla fede cattolica, unico conforto rimastole dopo alcuni anni di lontananza descrive le caratteristiche di New York, dialoga a distanza con la madre, che lei non ha mai conosciuto e che è sempre stata sua interlocutrice nelle traversie della sua vita piena di malattie e solitudine.

 

Negli anni ‘40 ottenne un posto di lavoro nell’atelier di Nettie Rosenstein, sarta d’alta moda che produceva i campioni dei modelli ideati dalla stilista, tra cui pezzi unici per clienti importanti, come Mamie Eisenhower, moglie del presidente U.S.A.

Colpita da un tumore al seno, subisce diversi interventi chirugici ed è sottoposta a cure radioterapiche che la stancano e la indeboliscono. Ha seri problemi agli occhi e soffre di dolori, vertigini e nausea. In questa situazione, nel gennaio 1964 comincia a scrivere poesie in siciliano, pur avendo imparato da autodidatta a leggere e scrivere in inglese. Ne scrive una quarantina, talvolta al ritmo di una al giorno. In esse si riportano alla memoria i luoghi dell’infanzia rivisitati nel 1958, il castello del suo paese natale e le località di Marinella e Fraginisi, oltre che Mondello e Monte Pellegrino a Palermo. La sarta racconta la vicenda del suo primo doloroso impatto con l’America, rende esplicito il suo ritorno alla fede cattolica, unico conforto rimastole dopo alcuni anni di lontananza descrive le caratteristiche di New York, dialoga a distanza con la madre, che lei non ha mai conosciuto e che è sempre stata sua interlocutrice nelle traversie della sua vita piena di malattie e solitudine.